Cosa sono, come si distinguono e quale è la situazione italiana?
Da un punto di vista strettamente biomedico per malattia professionale (o tecnopatia) si intende “qualsiasi stato morboso che possa essere posto in rapporto causale con lo svolgimento di un’attività lavorativa”.
È una patologia la cui causa agisce lentamente e progressivamente sull’organismo (causa diluita e non causa violenta, che è invece presupposto di un infortunio sul lavoro). L’accertamento di un nesso causale eziologico esistente tra lo svolgimento di un’attività lavorativa, con relativi elementi presenti nell’ambiente di lavoro, e il manifestarsi di una specifica patologia rappresenta il passaggio fondamentale caratterizzante la nozione stessa di malattia professionale. È indispensabile quindi, ai fini del suo riconoscimento, la sussistenza di un nesso causale tra l’insorgenza di una malattia e l’attività lavorativa che l’individuo svolge.
L’Inail indennizza i danni provocati dalle malattie professionali prevedendo prestazioni di carattere economico, sanitario e riabilitativo. È facile riscontrare come la distanza cronologica che intercorre tra esposizione all’agente nocivo e insorgenza della patologia rappresenta una delle prime difficoltà dell’indagine eziologica.
Le malattie professionali si distinguono in tabellate e non tabellate.
Nello specifico il 27 settembre 2014 è entrato in vigore il nuovo elenco delle malattie professionali soggette all’obbligo di denuncia/segnalazione da parte dei medici, ai sensi dell’art. 139 del Testo unico (d.p.r. 1124/1965). L’aggiornamento dell’elenco è stato disposto con decreto del Ministro del Lavoro e delle politiche sociali del 10 giugno 2014.
Le patologie vengono inserite in tre liste (ognuna delle quali è suddivisa in diversi altri gruppi):
- Lista 1, vengono riportate le malattie la cui origine lavorativa è di elevata probabilità;
- Lista 2, contiene le malattie la cui origine lavorativa è di limitata probabilità;
- Lista 3, racchiude le malattie la cui origine lavorativa è possibile.
L’analisi di medio periodo evidenzia che nel periodo compreso tra il 2016 e il 2019 le denunce di malattie professionali sono aumentate del 1,6 % passando dalle 60.218 del 2016 alle 61.201 del 2019. Le stesse denunciate all’Inail nel 2020 sono state 44.955, in diminuzione del 26,6% rispetto alle 61.201 del 2019.
La graduatoria delle malattie professionali nel 2020 vede al primo posto quelle del sistema osteomuscolare e del tessuto connettivo con 11.079 casi (-37% sul 2019), seguite dalle malattie del sistema nervoso con 2.360 casi (-37% sul 2019) e dalle patologie dell’orecchio e dell’apofisi mastoide con 1084 casi (-42% sul 2019). Inoltre, dai dati dell’Inail aggiornati al 19 luglio 2021, è riscontrabile come la percentuale di riconoscimento delle tecnopatie è stata più alta per il genere maschile rispetto a quello femminile.
Il medico competente, ai sensi dell’art. 25 del D. Lgs, 81/08 ha la facoltà di collaborare all’attuazione di programmi di promozione della salute. Il ruolo del medico competente all’interno dell’azienda va inteso oggi in modo ampio, strategico, principalmente come supporto a tutto il sistema destinato alla valutazione dei rischi e alla messa a punto della strategia preventiva più adeguata orientata alla salute complessiva del lavoratore. L’informazione, la formazione, e l’addestramento devono essere visti dalle aziende come un investimento e non solo come un costo da dover sostenere. Il processo di apprendimento deve trasformare le attitudini di ciascun lavoratore in capacità utili per l’azienda. Un lavoratore formato, quindi consapevole, rende più facile la gestione della sicurezza.
Sicuramente la tempestività di riconoscimento di possibile eziologia professionale permette una più completa raccolta di informazioni e documentazioni che agevola il successivo iter di riconoscimento assicurativo. Un’altra criticità emersa è la difficoltà di emersione di patologie in attualità di lavoro: i lavoratori possono avere il timore di incorrere in possibili contenzioni con il datore di lavoro e i possibili rischi connessi a giudizi di inidoneità lavorativa in caso di denuncia della malattia. Opinione comune è che vengano attuati auspicabili interventi legislativi di maggiore tutela per i lavoratori affetti da patologie professionali, sia per quanto riguarda la conservazione del posto di lavoro (ove compatibile), sia per la possibilità di reimpiego, in forma tutelata, dei lavoratori affetti da tecnopatie che determinano incompatibilità con specifiche attività lavorative e che vengono, di conseguenza, estromessi dal mondo del lavoro.
